06/10/2007
Visita al castello di
Avigliana

Avigliana.Il passato.
Costruito nel 924 sul monte Pezzulano dal marchese Arduino
Glabrione, nei pressi della
nota via romea o franchigena, il castello di Avigliana
spiccò in tutta la valle di Susa per
la sua posizione strategica.
Distrutto dal Barbarossa e riedificato da Tommaso I Conte di
Savoia, si rese noto tra
l'altro per aver "ospitato" in qualità di prigioniero
Filippo II d'Acaja, la cui morte per
annegamento alimenta una leggenda secondo cui la sua anima
vagherebbe attorno alle
acque dei laghi.
La cronistoria del castello termina il fatale giorno del 28
maggio 1690 quando i francesi,
al comando del generale Catinat, lo bombarderanno
riducendolo a ciò che oggigiorno si
può vedere.
Le "voci" che ci han fatto giungere fino a questa suggestiva
località riguardano presunti
fenomeni apparizionali nei pressi delle rovine, riferiti a
damigelle e soldati d'epoca
medievale.
Previa contatti con l'ufficio cultura del Comune di
Avigliana, interveniamo questa volta
senza effettuare rilevamenti in loco ma limitandoci a
documentare e a riportare le
sensazioni che solo luoghi pregni di storia come questo
possono donare.
Avigliana, sabato 6 ottobre 2007.
Nonostante
le situazioni metereologiche non promettessero una giornata
soleggiata, si
è deciso comunque di raggiungere il comune di Avigliana per
visitare le vestigia del
castello.
Alle ore 16 circa, giunti nel centro abitato non son
sfuggite allo sguardo le suggestive
caratteristiche architettoniche del cosiddetto borgo
vecchio, situato più in alto rispetto
all'Avigliana di più recente costruzione, che ne fanno già
un tipico quadretto montano
d'altri tempi, con i suoi ciottoli lucidi e consumati e
l'aroma di stufa che permea l'aria.
Posteggiata l'autovettura in piazza Conte Rosso sotto
consiglio dei gentili passanti, si è
proseguito a piedi imboccando la via in salita che porta
alla vetta del Monte Pezzulano,
sede del maniero.
Il sentiero si presenta pulito e non eccessivamente
scosceso, la flora circostante ci porta
a piacevoli divagazioni legate ai ricordi fanciulleschi e le
sue letture di fiabe.
Giunti al pianoro accolgono il visitatore le vestigia
imponenti in pietra di quello che fu il
castello; si distingue ancora un abbozzo di ingresso con
tanto di stanzette, ormai a cielo
aperto, e la cinta muraria da cui si può osservare il
panorama dei laghi da un lato, il
monte Musinè dall'altro.
Unica struttura ancora in piedi è un mastodontico torrione
accessibile all'interno tramite
una scala metallica, in cui troviamo un passaggio che si
inerpica ripido ma termina a
breve la sua salita (vedi foto).
Il luogo, sebbene molto tranquillo, è comunque frequentato,e
ciò ha ovviamente
impedito l'ausilio da parte nostra di registratori
ambientali. Nel nostro singolo caso i
ricercatori assegnati alla documentazione hanno dovuto aver
a che fare con un gruppo di
bimbi che si divertiva a lanciare petardi nella strada
sottostante (e a farli esplodere
nelle fenditure dei muri pietrosi del castello, con buona
pace del marchese Arduino).
E' stato comunque possibile raccogliere materiale video che
inseriremo in una delle
prime puntate della nostra trasmissione divulgativa via web
che troverete
prossimamente sul nostro portale.
Per ora è tutto, continuate a seguirci.

Foto e
testi a cura di Fabio Tarantino |